"Non posso considerare libero un essere che dentro di sé non nutra il desiderio di sciogliere i legami del linguaggio."
Georges Bataille (estratto)

Non a caso si riporta qui il pensiero di Bataille. Il filosofo al quale aveva dedicato diverse tele, ha avuto un grande impatto sullo sviluppo della personalitá di Silvana Castellucchio e seguita ad essere presente nella sua pittura. Nelle tele di Silvana giá dagli inizi si notavano forti caratteristiche metafisiche che negli ultimi due anni sono diventate ancora piú accentuate. É stato senz’altro un cambiamento cosciente in cui ha lasciato dietro di sé ogni minuscolo accenno alla figurativitá, spesso presente nel suo primo periodo creativo, anche se a volte in latenza. Invece delle figure e delle teste di figure elabora ora un ritmo verticale che percorre le tele e conferisce ordine alle composizioni. Il cambiamento del modo di pensare artistico si rivela in una sagoma ritornante – presente giá nel suo primo periodo creativo – e ormai caratteristica della pittura di Silvana, un ovale verticale aperto verso il basso della tela. Questa sagoma longitudinale rappresenta il nocciolo, l’apice della composizione, come nelle tele: Ho guardato fino in fondo, Occhi di serpente, Blu leggero, Tributo al Minotauro, Consapevolezza del cammino e Ritratto di Signora. Quello che é differente dal periodo precedente é l’elaborazione dello sfondo che conduce al nocciolo. Le figurazioni prima intraviste nelle opere di Silvana oggi sono sparite, cambiate per le "brecce”. Mentre prima usava per gli sfondi tinte cupe e fosche con grumi e accumulazioni di materia espressi con gesti larghi e con la spatola, oggi le superfici sono piú calme, piú equilibrate e invece della moltitudine della materia si nota un modo di dipingere fluido e l’uso di un nuovo elemento, la sabbia. I cambiamenti nel materiale e nel modo di dipingere rivelano un’atmosfera piú equilibrata. La leggerezza apparente peró porta con sé un’elaborazione molto piú approfondita del nucleo dell’opera.[...] Ora é la breccia che é diventata campo della battaglia interna e si rivela nei colori forti, talora agressivi e sorprendenti, come nelle tele Ritratto di Signora e Occhi di serpente. L’intensitá delle opere viene accentuata dai gialli pieni di luce, dalle grandi aree dei blu e dei rossi talora tendenti alla rosa della carne, altre volte forti e salienti. É da menzionare a parte la tela Autoritratto in blu – tema sempre ritornante – perché ci sorprende una tecnica finora non vista in Silvana. Si sperimenta nel collage, utilizzando il testo di un giornale. Il testo scritto - benché scelta cosciente - non vuole prevalere sull’opera e lascia questo ruolo alla pittura per cui, nonostante la tecnica inusuale, anche questa composizione s’inserisce con lo stesso diritto nell’opera dell’artista. Diversamente dagli inizi e dalla ponderazione delle conoscenze acquisite nel primo periodo creativo, le opere degli ultimi anni attestano una maturazione artistica in cui sono presenti allo stesso tempo un rilassamento, che aiuta a creare con gioia, e un nuovo approfondimento necessario per affrontare se stessa.
Judit Nahóczky, Budapest (Ungheria) - 2014 
Catalogo “Le insidie nel giardino nascosto” - 2014
Curatore Cristiano Plicato 

"Senza chiarezza non posso vivere.”
 (Husserl) (estratto)

La pittura di Silvana Castellucchio si dipana attraverso due modi diversi d’espressione cui fondamenti però sono identici. Certe volte sente la necessità della presenza di una figura umana o solamente di una sottile allusione ad essa, altre volte invece si esprime nelle grandi superfici monocrome. Realizza una pittura esente di qualsiasi decorativismo e mossa da forti emozioni. Dopo un periodo sperimentale durato una decina d’anni, l’artista ha abbandonato la figurazione e ha sviluppato un linguaggio autonomo nella pittura astratta. La forte autonomia le permette di rivolgersi qualche volta ancora alla figurazione restando però sempre entro i confini del suo mondo. […] In questa concezione hegeliana dell’arte, l’interiorità diventa palpabile, nel mezzo dell’oscuramento del visibile. Siamo testimoni del modo in cui guadagnano forme distinguibili le incertezze, le domande, le emozioni nei colori, nelle luci, nelle ombre. Il soggetto si manifesta nei diversi toni dei colori, le linee di contorno rimangono secondarie. […] La materia del colore si concentra, si accumula, viene lavorata oltre al pennello anche con la spatola ottenendo un effetto tridimensionale. Siamo testimoni di una lotta interna, di una ricerca del vero, di una „intuizione eidetica” nel senso husserliano della parola che „porta la coscienza di fronte al mostrarsi delle ’essenze’, in forma "assolutamente chiara e distinta.” Le tele di Silvana Castellucchio non si lasciano conquistare con facilità. Si tratta di una pittura senz’altro enigmatica e di conseguenza di poche parole, ordita da una relazione assolutamente personale legata alla realtà e all’arte. Le emozioni, gli impulsi creativi e gli eventi psichici in questi quadri si manifestano molto piú liberamente che in quelli figurativi. I segni ritornanti, le superfici lavorate con il dito e con la spatola, le pennellate energetiche che lasciano grinzosità, grumi e grovigli di colore sulla tela, sono tracce di un atteggiamento artistico consapevole, scaturito di sentimenti sinceri, vissuti.
Judit Nahóczky, Budapest (Ungheria) - 2010
Catalogo “Tra segno e materia” - 2010
Curatore Judit Nahóczky

Pittrice di talento, Castellucchio è apprezzata per le tele di matrice informale, dai cromatismi intensi e dalla pennellata istintiva e materica; sono opere intense, introspettive, sebbene non nascano, come si potrebbe ipotizzare, da esperienze biografiche, ma da suggestioni colte da una lettura, da un racconto. Non sono mai opere totalmente astratte: l’immagine è sempre presente, nascosta magari, quasi impercettibile, ma c’è, ed è un punto di partenza, quasi una sicurezza inconsciamente necessaria. Negli anni ha osato pennellate più dense, che ordiscono, strato dopo strato, trame ben strutturate, dai cromatismi intensi, passati da accattivanti rossi accesi a bruni e neri di meno facile percezione, che lasciano intendere una continua presa di coscienza da parte dell’artista. […]
Simona Bartolena, Osnago (Milano) - 2010
Catalogo “Brianza terra di artisti; Qui Già Oltre” - 2010
Curatore Simona Bartolena

Silvana Castellucchio sviluppa una sensibilità cromatica rivolta inizialmente ad indagare i neri, le tonalità più scure di colori cupi, come il blu oltremare: si tratta di una ricerca approfondita poiché non si avvale istintivamente del potere attrattivo dei colori che con accenti cromatici, sfumature, contrasti e toni acidi, possono comunicare sensazioni ad un livello più immediato, ma indaga meticolosamente il divenire del linguaggio quasi provenisse informe dai profondi abissi e dai cieli plumbei della preesistenza. La più recente produzione artistica di SIlvana Castellucchio mostra sviluppi inaspettati in termini cromatici: sembra che, dopo aver appreso con scrupolo amanuense la bilanciatura e la resa materica ricca di sensuali e scure campiture, sia ora giunto il momento di aprire i cieli all’incanto della luce: i gialli sorprendono per la loro forza, simbolo di presenza e affermazione, spalancano nuovi stati del sentire, sicuri, gioiosi e la materia informale, evocatrice di atmosfere e di una formalità astratta, si fa più magra, quasi liquida in alcuni tratti. Il blu continua ad abitare le sue tele conferendo la sicurezza di chi non abbandona mai ciò che ha di più caro; compaiono dei magenta porporati in granelli di sabbia colorata, quasi grumi sanguigni in cui si raddensa la sensualità che l’artista, ormai magistralmente, riesce a porre nell’opera. […]
Sara Alessandrello, Milano - 2014
Catalogo “Le insidie nel giardino nascosto” - 2014
Curatore Cristiano Plicato

L’ombra di dentro (estratto)
“Cultura è ciò che è naturale nell’uomo” scriveva Roland Barthes. E a questo fondamentale concetto di naturalezza dobbiamo richiamarci per scrivere del lavoro di Silvana Castellucchio, dell’evoluzione senza discontinuità e segmentazioni che ne è la cifra distintiva. Il nuovo corso dell’artista appare ormai saldamente incentrato su una pittura sempre più smarcata dai codici di una seppur trasposta figurazione: dà spazio – e luce – all’attitudine astratta, preesistente, ma mai pienamente elargita nelle fasi antecedenti. Erano, i lavori degli anni passati, nuclei problematici dai quali si sono schiuse nuove soluzioni stilistiche e formali, aperture molteplici verso una sfera dell’esprimersi di non minore intensità ma di più celata introversione, di più sottile inquietudine intellettuale eppure di più disteso respiro. Si è nel tempo manifestata quasi una purificazione del gesto e delle tracce dei segni, responsabili prima di forme riconoscibili e oggi fluidamente divenuti generatori di forme dotate di una più intensa tensione genetica interiore. Una sottrazione di apparenze e una moltiplicazione di sostanze, vissuta come un passaggio graduale e leggibile in sequenza attraverso l’affiorare progressivamente sempre meno percepibile delle antiche sembianze del reale. La figura umana in particolare, che pare arretrata ed evanescente ai limiti della inconsistenza, oggetto di ripetute riscritture, è avvolta dai colori di sempre, i prediletti – il nero, il rosso e il blu – chiamati ad autorappresentarsi lasciando intravedere come destrutturate le ombre della realtà: oppure capaci di inghiottirle quelle ombre e metabolizzarle in una dimensione puramente cromatica e materica. Presenze impossibili a ben pensarci, come se le ombre viaggiassero da sole in forma di sembianze prive dell’unica ragione del loro stesso esistere, la materia da cui si generano. […]
Maria Luisa Caffarelli, Budapest (Ungheria) - 2010
Catalogo “Tra segno e materia” - 2010
Curatore Judit Nahóczky

[…] La tela appartiene alla svolta compiuta in anni recenti in una direzione astratto coloristica che, con timbro personale e precise indicazioni emotive Castellucchio ci comunica. Scossa da un rosso evocativo nelle parti ricoperte, volute in piatto o in opaco, a creare tensioni prospettiche. Il nero che assorbe, dai colpi rapidi lunghi e stesi, comunica il principio della materia. L’impianto graffiato crea la scena, ne delinea il soggetto, ospita altro colore creando scoprimenti di non solo colore. E’ luogo, è dramma e vissuto. Il principio della sua ricerca nasce dal desiderio di manipolare il colore, nasce dalla voglia di scoprire quegli scoprimenti che ti attaccano addosso come una struttura che alla fine ti sorregge. Quest’opera nata durante la collaborazione con Cristiano Plicato nella ricerca monocromatica e a due colori contrapposti, evidenzia il carattere e l’autonomia creativa della Castellucchio.
Cristiano Plicato
Catalogo “Contemporaneamente Monaco” - 2006
Curatore Maria Luisa Caffarelli

“Un’altra latitudine” (estratto)

Silvana Castellucchio sa che il dubbioso muoversi dell’artista tra le suggestioni dirette del vero e l’urgenza di uno spazio dell’immaginazione in cui presente e passato si confondono porta con sé il gravare la figura umana di un valore di presenza fantasmatica, che oscilla tra spazio, tempo, apparizione e memoria. C’è Bacon a cui guardare, Lucien Freud, ma anche le non ancora esaurite vicende della Transavanguardia rilette nel suo caso con femminile forza di azzeramento. Sono in realtà le sue figure come avvolte in uno spazio oscuro, vere e proprie stanze che appartengono ad un’altra dimensione, un teatro che sta su un altro versante, su un’altra latitudine dalla quale emergono ammantate di un’aura misteriosa, come frammenti di una scena sfibrata dal tempo e appassita nel distillarsi di una luce che scolora e si fa ombra.
Maria Luisa Caffarelli, Alessandria - 2006
Catalogo “Contemporaneamente Monaco” - 2006
Curatore Maria Luisa Caffarelli

Una pittura la sua fatta d’inquietudine straordinaria che indaga l’abisso dell’anima. I colori, forzatamente netti, la coinvolgono nel privilegio erotico del rosso, del bianco e del nero. La Castellucchio evidenzia un dialogo intimo nei piani che, stratificati cercano la materia indagandola senza ovvietà. Con energia fisica, percorre a ritroso duplici verità, ora con figure in primo piano, ora con descrittiva esplorazione cromatica. La sperimentazione del bianco o del nero manifesta una propensione sì difficile, mai però algida. Il colore è promosso a messaggero, basta saperne cogliere la fiaba.
Monica Ruiz, Barcellona (Spagna) - 2006
Catalogo “Contemporaneamente Monaco” - 2006
Curatore Maria Luisa Caffarelli

A volte si ha persino la sensazione che lo spazio del supporto non sia sufficiente, tanto che le figure sono solitamente tagliate (le sirene e le presenze androgine dei primi lavori, ne sono un esempio evidente). Ma Testi critici Silvana Castellucchio settembre 2015 anche là dove le figure sono pressoché complete, è il fondo (che talvolta occupa uno spazio quasi dominante), mai riconoscibile ed indefinibile, che nel suo essere tale sembra nello stesso modo tagliato. Ancora una volta abbiamo la sensazione di trovarci di fronte ad un particolare frammento di quell’universo, che resta mistero.
Isabella Bertario, Monza (Milano) - 2005
Catalogo “Le tracce nascoste” - 2005
Curatore Cristiano Plicato
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